I geostili nelle lingue del post-comunismo


Le differenze tra il serbo e il croato

Nel caos delle pulizie etniche dell’Europa dell'Est
Il crollo del muro di Berlino, lo smembramento della Jugoslavia nel 1991 e la dissoluzione della Cecoslovacchia nel 1993, la fine, dunque, del comunismo e, di conseguenza, la fine di molti stati creati sulle fondamenta di questo sistema ideologico hanno sconvolto anche le lingue di questi paesi.
Crisi economiche, guerre, distruzioni e pulizie etniche hanno contribuito alla formazione di un caos totale in queste regioni dell’Europa dell’Est.

Tra i molteplici aspetti di questi eventi, vi è lo smembramento dei paesi. Le lingue, in conformità all’ideologia socialista e totalitaria della fraternità e dell’unità, erano “soppresse” e trasformate in un’unica lingua ufficiale e standardizzata, il cui nome era spesso semplicemente l’unione dei nomi delle singole lingue che ne facevano parte (ad esempio, cecoslovacco), talvolta scritto col trattino, come serbo-croato. Non sarebbe del tutto insensato dire che queste lingue erano, in un certo senso, congelate e che si sono liberate non appena lo stato e il sistema politico che le teneva “bloccate” e “sotto controllo” sono spariti. Ora siamo testimoni di una loro evoluzione indipendente e allo stesso tempo molto più accelerata di quella normale e fisiologica di tutte le altre lingue.

I linguisti croati al lavoro
Un esempio molto interessante in questo senso si trova nella lingua serba e in quella croata, l’ex serbo-croato/croato-serbo, due varianti della stessa lingua chiamate così rispettivamente in Serbia e in Croazia. Mentre gli eventi iniziati nel 1991, che hanno portato allo smembramento della Jugoslavia e alla successiva formazione dei due, ma non solo, nuovi stati della Serbia e della Croazia, hanno influenzato pochissimo la struttura e l’essenza della lingua serba, la situazione è ben diversa nel caso della variante croata.
A questo punto rientra in gioco anche la componente storica: mentre il popolo serbo aveva creato, nel XIX secolo, il proprio stato indipendente, il popolo croato ha sempre vissuto, fino al 1918, all’interno di diversi imperi ed è sempre stato esposto alle pressioni dei popoli più potenti (italiani, ungheresi, austriaci, ecc.). Da qui l’attuale tendenza della lingua croata a staccarsi, a liberarsi e a purificarsi di tutto quello che la lega, anche minimamente, alla lingua serba e, finalmente, a raggiungere un’indipendenza totale.



Di conseguenza, tutte le parole che prima erano “croato-serbe”, usate nelle due varianti della lingua ufficiale della Jugoslavia, sono state sostituite con parole completamente nuove, coniate dai linguisti croati.

Quindici esempi di croato moderno
I seguenti esempi illustrano come le parole della lingua croato-serba siano state sostituite da neologismi nella lingua croata:

-  IZDAVAČ (c.-s.) → NAKLADNIK (croato) – casa editrice
-  SISTEM (c.-s.)→ SUSTAV (croato) sistema
-  NAUKA ( c.-s.) → ZNANOST (croato) – scienza
-  SKRAĆENICA (c.-s.) → KRATICA (croato) – abbreviazione
-  KONTEJNER (c.-s.) → SMEĆNIK (croato) – bidone della spazzatura
-  DATUM (c.-s.) → NADNEVAK (croato) – data
-  RJEČNIK (c.-s.) → POJMOVNIK (croato) - dizionario
-  CJENIK (c.-s.) → KOSTOVNIK (croato) - listino prezzi
-  DOMAĆI RAD (c.-s.) → DOMAĆI URADAK (croato) - compiti per casa
-  AVION (c.-s.) → ZRAKOPLOV (croato) - aereo
-  BRIGA (c.-s.) → SKRB (croato) – cura
-  KRUZNI TOK (c.-s.) → RASKRUZJE (croato) - raccordo anulare
-  HAPSENJE (c.-s.) → UHICENJE (croato) - arresto
EKONOMIJA (c.-s.) → GOSPODARSTVO (croato) – economia -  NIVO (c.-s.) → RAZINA (croato) – livello



Mille pagine senza un solo serbismo
La lingua croata cerca così, talvolta, di recuperare la sua identità, reintroducendo le parole antiche, com’è successo con l’introduzione della parola KUNA (unità monetaria usata in Croazia in epoca romana e durante la seconda guerra mondiale e reintrodotta nel 1994, al posto del denaro jugoslavo) o della parola ŽUPANIJA (parola usata per denominare le province croate, in cui la Croazia era divisa sin dal Medioevo, ma che durante il periodo della Jugoslavia sono state eliminate, per poi essere reintrodotte, appunto, nella Costituzione della Croazia del 1990). Quanto siano grandi gli sforzi da parte della Croazia per raggiungere una differenziazione linguistica totale diventa evidente nel momento in cui l’autore di un dizionario della lingua croata, nel 1998, annunciando la pubblicazione della sua opera, sottolinea il fatto che “in mille pagine non compare un solo serbismo”.

La creazione del nuovo nome della lingua serba
Contrariamente, nella variante serba non vi è stata questa tendenza. Non si è cercato di sostituire le parole “vecchie” con quelle nuove, non vi è stato alcun tipo di “purificazione” della lingua sul piano lessicale. Tuttavia ci sono stati dei cambiamenti e questi riguardano soprattutto il nome della nuova lingua e l'alfabeto usato. Dopo la secessione della Croazia, e in risposta all'eliminazione della componente serba dal nome della lingua ufficiale da parte dei linguisti croati, anche i linguisti serbi hanno deciso di cambiare il nome della loro lingua. Non si chiamava più “serbo-croato”, ma semplicemente “serbo”.

Le neo-tendenze al cirillico in Serbia
Nelle condizioni createsi dopo la disintegrazione della Jugoslavia, in Serbia si è osservata la tendenza a riaffermare l'alfabeto cirillico. Questo è l'antico alfabeto serbo, soppresso durante il periodo della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia. In quel periodo prevaleva l’uso dell’alfabeto latino che, da una parte, facilitava la comunicazione con il resto del mondo, e dall'altra contribuiva all'avvicinamento alle parti dell’Ovest della Jugoslavia (la Croazia e la Slovenia) e al rafforzamento dell’unione delle repubbliche. Con la secessione della Slovenia, nel 1990, e successivamente della Croazia, nel 1991, non esisteva più il bisogno di una comunicazione quotidiana con esse; l'alfabeto cirillico ha così riacquistato lo status di alfabeto ufficiale serbo. In questo modo i circoli politici e letterari serbi hanno cercato di riaffermare la propria identità serba, in risposta alla stessa tendenza in Croazia.

Ma l’abitudine ai caratteri latini è sempre attuale
Tuttavia, la situazione non è omogenea. Nel mondo degli affari l'alfabeto latino ha conservato la supremazia (quasi tutti i cartelloni pubblicitari sulle strade della Serbia sono scritti in alfabeto latino, molti anche in lingua inglese). Anche nella popolazione giovane, grazie ad una forte influenza della lingua inglese, l’alfabeto latino viene usato di più (basta guardare i graffiti per le strade). Nell’ambito della stampa la situazione è ancora più complessa: durante il regno del regime comunista, indisposto ai cambiamenti bruschi, la maggior parte dei giornali era stampata in cirillico, mentre ultimamente molti quotidiani in Serbia vengono pubblicati in alfabeto latino. È possibile individuare una certa regolarità del fenomeno: i quotidiani dall’orientamento “pro Ovest”, vale a dire quelli sovvenzionati con i fondi provenienti dall’Ovest dell’Europa, ed i giornali che forniscono le notizie sensazionali e scandalistiche vengono stampati in alfabeto latino, mentre quelli più “nazionalisti” in cirillico.

L’utopia idealista (e pacifista) della lingua unica
Di solito si ritiene che non ci sarebbero problemi e conflitti al mondo se tutti parlassero la stessa lingua. Il che, peraltro, implicherebbe l’esistenza nel mondo di una sola cultura. Su questo principio è basata anche l’idea della lingua universale, l’esperanto. Alcuni esperantisti credono ingenuamente che, se tutti potessero imparare questa lingua, non ci sarebbero più guerre nel mondo. Invece, proprio le guerre civili sul territorio della ex Jugoslavia (in Croazia e in Bosnia e Herzegovina) hanno dimostrato che la lingua comune non è una garanzia di pace tra i popoli che la parlano e che possono scoppiare guerre feroci, con tanto spargimento di sangue, anche capendosi perfettamente.

Le tre ipotesi sul futuro linguistico nell’ex Jugoslavia
Infine, si potrebbe fare qualche previsione sul futuro sviluppo della lingua serba e di quella croata? Secondo alcuni esperti esistono tre ipotesi: la prima è che le attuali differenze linguistiche rimarranno così come sono adesso e che lo “status quo” si manterrà. La seconda ipotesi, meno plausibile, è che ci sarà una nuova convergenza, cioè che i nuovi paesi creatisi sul territorio dell’ex Jugoslavia si riavvicineranno in senso culturale e anche politico, e che questo porterà ad una neutralizzazione delle differenze linguistiche. La terza ipotesi sarebbe che le differenze nelle lingue continueranno a crescere, così come hanno fatto fino ad ora.



L’evoluzione culturale è indipendente da quella politica

La sostanza di una lingua è generalmente fuori dalla portata dei politici e degli ideologi e ci vorrà molto tempo affinché il serbo e il croato diventino due lingue diverse. In fondo, in senso linguistico, si tratta ancora oggi di un’unica lingua, per mezzo della quale le persone, sia dalla Croazia sia dalla Serbia oppure dalla Bosnia e Herzegovina, possono ancora comunicare tra loro, senza alcuna difficoltà. È soltanto sul piano politico che la lingua serbo/croata (o croato/serba) non esiste, perché non esiste più nei costumi, nelle costituzioni e nelle leggi dei nuovi paesi.

 

 



Anche gli editori più bravi e prestigiosi fanno errori

Gli ipnotismi propri alla scrittura e le assurdità concettuali continuano a terrorizzare gli scrittori,
i copywriter e i traduttori

Gli “arcilettori” e i “geostili”
L’ultima notizia sull’argomento risale al novembre 2007: perfino negli ultimi tre volumi del dizionario Van Dale, la Bibbia della lingua neerlandese, si è trovato praticamente un errore per pagina. La stampa specializzata ne ha ovviamente parlato.
Per i professionisti della scrittura e delle pubblicazioni questi errori non sono uno scandalo. Ai comuni lettori, per fortuna, tali errori sfuggono quasi sempre, ma non agli “arcilettori”, come vengono chiamati i professionisti della scrittura dagli specialisti.È necessario ricordare che la stessa nozione di “zero difetti” nel nostro mondo esiste solo come tensione che un numero elevato di controlli e di convalide possono raramente assicurare. D’altronde, gli “errori” scoperti, per esempio da un neerlandese, non lo sono per dei fiamminghi: anche la

nozione di geostile, che distingue le fraseologie e le terminologie regionali o nazionali, a volte fa fatica ad affermarsi. Nessun linguista serio difende oggigiorno l’ortodossia di una lingua solo a partire dal paese nel quale è scaturita. Effettivamente le lingue dette locali divergono sempre più: il brasiliano dal portoghese europeo, l’argentino dallo spagnolo di Spagna, l’americano dal britannico, il ceco dallo slovacco, il serbo dal croato (vedi anche l’articolo ad hoc pubblicato in questo numero di Glocal), ecc.

Eurologos ha messo a punto un servizio di rilettura finale
A tutti questi “scarti” linguistici geostilistici si aggiungono naturalmente gli errori dovuti a stupidi frastornamenti o agli ipnotismi propri alla scrittura.

Anche sul piano concettuale i copywriter sono terrorizzati da spropositi sempre possibili.



È per questa ragione che diverse agenzie pubblicitarie o redazioni sottopongono alle sedi Eurologos la rilettura di convalida per i testi prima della loro pubblicazione.
A volte ci chiedono anche l’accettabilità semantica e la concordanza tra il testo e l’immagine: alcune culture locali producono, anche temporaneamente, tabù che possono sfuggire ai redattori lontani in quanto abitanti in altri paesi.
La comunicazione locale deve essere convalidata da specialisti che vivono nei paesi delle lingue parlate.


Eurologos-Trieste e Alpe Adria insieme verso l’integrazione europea

Locale e Globale nel cuore dell’Europa



Superare le differenze linguistiche

Nata nel 1978 con l’obiettivo di promuovere una migliore collaborazione tra i diversi popoli che convivono nel cuore dell’Europa, la Comunità di Lavoro Alpe Adria celebrerà il prossimo anno il 30° anniversario dalla sua fondazione.
La sfida dei membri della Comunità di Lavoro è di superare le differenze linguistiche, politiche e sociali tra le diverse Länder, Regioni e Repubbliche dell’area centrale del continente.

I progetti della Comunità sono volti alla conquista di una cittadinanza europea, alimentata dal sentimento della patria locale e dal valore dell’incontro con altri popoli in una patria più grande. Tale politica tende, quindi, a valorizzare la dimensione glocale sposando appieno la filosofia

 

 


del Gruppo Eurologos, come testimoniano le parole del giornalista Damele in merito alle iniziative della Comunità: “Dobbiamo consolidare la cooperazione transfrontaliera e potenziare le risorse dell'informazione di confine, la specificità del "local" a fronte del "global" imperante”.

Un magazine transfrontaliero trasmesso da RAI Tre
In una comunità complessa e plurilingue come Alpe Adria, il problema dell’informazione
è oggettivamente importante e impegnativo.
Il ricco e diversificato patrimonio culturale esistente richiede e merita quella precisione e cura nella comunicazione che Eurologos-Trieste ha saputo offrire occupandosi, per anni, delle traduzioni per il programma televisivo Alpe Adria Danubio.  Questo magazine transfrontaliero, trasmesso in Italia da RAI TRE, offre una programmazione dedicata alle minoranze etnico-linguistiche, ai contenuti culturali, sociali ed economici per una comunicazione multilingue di confine.

 

Elisabetta MAURUTTO
General Manager
EUROLOGOS-Trieste
☏
+39 040 63 02 12
info@eurologos-trieste.com

 

EUROLOGOS GROUP OFFICES.
TRANSLATING AND PUBLISHING WHERE THE LANGUAGES ARE SPOKEN

Eurologos e-Magazine OTTOBRE - DICEMBRE 2007