Ricerca e Sviluppo
Estratto di un dialogo immaginario tra due padri del publishing multilingue.
Le dimissioni di San Gerolamo.
Nell’"impossibile" incontro tra
San Gerolamo e Gutenberg,
si è anche parlato di Eurologos
e della sua filiale Littera Graphis
« Ho accettato quest’incontro
perché si è già verificato
nelle nostre professioni »
G. - Vostra Santità Hyeronimus, questo 30 settembre 2006, giorno della vostra ricorrenza in cui i
traduttori vi celebrano come loro Patrono, ho voluto incontrarvi di persona per rendervi omaggio.
S.G.- Ho acconsentito alla vostra richiesta, Messer Gutenberg, poiché ho sentito molto parlare di voi –
ormai già da più di 500 anni – e della vostra prodigiosa invenzione, la stampa, che ha permesso
di diffondere, fra l’altro, la mia Vulgata, la Bibbia, nel mondo intero.
G. - Avrei voluto terminarla prima, Vostra Santità, ma la stampa della mia Bibbia “a trentasei righe” si è
dovuta interrompere poiché ho perso il processo che mi opponeva al mio socio committente…
S G.- Non preoccupatevi, mio caro Gutenberg, siete voi ad esser passato ai posteri e non questo Fust di
Magonza (si chiamava esattamente come voi, Johannes, se non erro). È del resto in vostro onore
che gli abitanti di Strasburgo hanno eretto quel monumento con la magnifica fontana vicino alla
loro cattedrale gotica: certamente fra le più belle di Francia e sulla frontiera, con la sua bella pietra
rossa della regione.
G. - Siete troppo buono. Mi avevano detto che nella vostra immensa umanità, che ha fatto di voi un
sapiente della vostra epoca, siete anche molto misericordioso: sono solo un artefice che ha
lavorato tutta la vita per inventare una macchina da stampa, dei caratteri in metallo e dell’inchiostro
che permette di stampare anche il retro delle pagine.
S.G.- Sapete, Signore, spesso la storia è fatta da inventori e professionisti che lavorano umilmente nel
grigiore di innumerevoli giornate: le loro attività apportano un autentico valore aggiunto al Creato.
G. - Questo mi riscalda il cuore, Santità. Prima di incontrarvi, ho consultato le vostre opere che mi
hanno sbalordito per cultura e vastità. Tutti i grandi traduttologi fanno riferimento a voi (vengono
chiamati così, oggigiorno in cui Internet e multilinguismo dominano questa era della
comunicazione): il vostro titolo di Dottore della Chiesa non è certo usurpato.
S.G.- A dire il vero, la cosa che mi ha fatto più piacere in quest’epoca, negli anni 2000, è stata la
pubblicazione della Bibbia, annunciata anche da “Le Soir” di Bruxelles, nella
duemilaquattrocentotreesima lingua. Potrei dire che non riesco a crederci: 2.403 lingue in cui la
Parola di Dio è trasmessa agli uomini della Terra… È grazie a voi, Messer Gutenberg, che ciò è
stato possibile.
G. - Riconosco in voi il gentile interloquire del diplomatico poliglotta che eravate, per almeno tre anni,
al servizio di Papa Damaso, in quasi tutti i paesi allora conosciuti. Potrei anche affermare che è
stato grazie al multilinguismo di quest’epoca, l’era detta della globalizzazione, che si è potuto
tradurre la Bibbia in quasi duemilacinquecento lingue. E Vostra Santità è all’origine di questo
movimento.
S.G.- Non a caso voi, operaio prototipico del XV secolo, siete stato nobilitato dall’Arcivescovo di
Magonza. La vera nobiltà non è ereditaria, ma frutto del talento, del lavoro, dell’opera. Infatti, se ho
accettato quest’incontro, è che in qualche modo, è già avvenuto nelle nostre professioni. In quelle
che i moderni, che noi osserviamo da lassù, hanno chiamato i nuovi mercati della domanda dei
media di comunicazione.
G. - Vostra Santità ha ben visto: i contenuti ed i contenenti si sono incontrati. Il contenuto della
comunicazione (che è diventato inevitabilmente multilingue) ha incontrato ed ha anche sposato i
suoi supporti, siano essi stampati o online. Le imprese realmente moderne devono produrre sia
testi multilingui che supporti di stampa (il pre-press), d’Internet (i siti web) o di lettura (i CD ed i
DVD).
S.G.- In effetti, avrei voluto incontrare anche altre persone. Coloro che sono alla base dell’informatica e
della telematica moderne (le Tecnologie dell’Informazione), come voi nel Rinascimento per la
stampa, Messer Gutenberg. Ciò che mi sembra assai strano è che questi uomini non siano molto
conosciuti attualmente. Chi conosce l’inventore di Internet?Oggi diremmo che esiste una
multipaternità sia dei contenuti che dei loro supporti informatici.
G. - Esattamente, vostra Santità. Oggigiorno sono le imprese ad aver sintetizzato questa maestrìa.
Viene chiamata know-how, savoir-faire. Spesso si tratta di nuove imprese che hanno integrato
nelle proprie attività diversi tipi di produzione che, prima, erano ben separati, spesso primitivi
(come si suol dire oggi).
S.G.- Sono giunto a scoprire quest’impresa che conoscete anche voi, mio caro Gutenberg, stando a
quello che ho visto. Nel vostro invito, menzionate il suo sito web. Ma io la conosco già da tempo
per un altro motivo: oltre a parlare molto frequentemente di me e delle mie opere nei suoi libri, ha
introdotto un nuovo discorso grazie al quale potrei affaticarmi molto meno…
G. - Voi, San Gerolamo, affaticato? Credevo che dopo il vostro ritiro in “convento” in Palestina – verso
la fine del quarto secolo, non vorrei sbagliarmi – avevate completamente dimenticato il termine
che i moderni chiamano « stress ».
S.G.- In realtà, sono « stressato » da appena una buona trentina d’anni. Da quando la traduzione detta
« pragmatica », quella riguardante il settore commerciale, tecnico e pubblicitario è diventata
un’attività specializzata e apprezzata. Prima le traduzioni erano fondamentalmente letterarie o
poetiche, a volte militari o, di rado, economiche. Un’attività veramente marginale e « riposante ».
La comunicazione intensa e multilingue della globalizzazione e di Internet non ha certo migliorato
le cose.
G. - Ma perché quest’incremento considerevole della comunicazione visiva e multilingue avrebbe
comportato un sovraffaticamento della vostra Persona? Ed in cosa il Gruppo Eurologos e la sua
filiale infografica Littera Graphis, avrebbero permesso di ridurre il vostro « stress »?
S.G.- Il discorso del Gruppo Eurologos, e della sua filiale per la localizzazione di siti web e di
pubblicazioni a stampa, è molto semplice e pertinente. Come può un’agenzia di traduzione e di
grafica consegnare ai suoi clienti pubblicazioni multilingui garantendone la qualità se dispone di
un’unica sede monolocalizzata in un solo paese? La risposta è molto semplice: « Impossibile ».
G. - Comincio a capire, ma non ne sono completamente sicuro.
S.G.- È risaputo da sempre, ma ancora di più in quest’epoca in cui il multilinguismo della
comunicazione è diventato endemico: una lingua di qualità può essere prodotta solo se vengono
garantite due precondizioni. Primo, deve essere scritta da un redattore – di qualità, va da sé (un
traduttore professionista, ad esempio) – che lavori unicamente verso la sua lingua madre.
Secondo, tale redattore deve vivere nel paese della lingua in questione nell’intento di evitare
qualsiasi problema d’interferenza lessicale, fraseologica o concettuale con la lingua straniera
abitualmente usata, se egli è emigrato.
G. - Essendo al contempo tipografo e grafico, lo intuivo. Mi ricordo del periodo in cui abitavo a
Strasburgo, quando il francese s’imbrogliava con il mio tedesco, quello molto dialettale, parlato
nella città del mio esilio sul Reno. Chiunque, d’altronde, potrebbe capirlo.
S.G.- Va da sé, come dite voi: inutile interpellare i traduttologi e far riferimento ai loro vasti studi da più
di una cinquantina d’anni. Ma la realtà è completamente diversa: poiché la quasi totalità di questi
uffici di traduzione e di pubblicazione situati nel modo intero dispone di una sola sede di
localizzazione (praticamente sono sempre mololocalizzati in un solo paese o in una sola lingua),
la qualità linguistica non potrà mai essere realmente garantita. Tali uffici (che costituiscono più
del 99% del totale) non possono controllare e convalidare i testi che ricevono da parte dei loro
freelance o dai loro concorrenti: sono tecnicamente analfabeti.
G. - Avevo notato che anche i miei grafici o infografici (come vengono ora chiamati) hanno tendenza a
fare errori grafici in quanto non sanno leggere i testi (multilingui) che impaginano. Tuttavia,
questa storia dello « stress » mi sfugge ancora.
S.G.- La tesi del Gruppo Eurologos e di Littera Graphis è molto semplice e logica. Poiché tali uffici di
traduzione sono nell’impossibilità di garantire ai loro clienti la buona qualità delle traduzioni o
dei testi multilingui (salvo naturalmente le lingue, due o tre al massimo, parlate veramente nei
loro paesi di residenza), devono richiedere fatalmente il mio intervento trascendente presso i
freelance e gli uffici di traduzione concorrenti allo scopo di preservarli miracolosamente
dall’errore. Compresi gli errori grafici – soprattutto quelli qualificati di « refuso » – ai quali voi
alludete.
G. - Per fortuna, se mi è concesso dirlo, che non mi hanno fatto santo, io, un semplice peccatore
essenzialmente. Altrimenti, anch’io avrei dovuto esaudire tali preghiere di superstizione
religiosa, troppo volgarmente interessate, per evitare i refusi e tutti gli errori grafici…
S.G.- Sebbene Patrono della traduzione, tema sul quale ho scritto parecchi appunti che oggi
qualificheremmo, come dite voi, di traduttologia, la mia passione per la correzione ortosintattica
e semantica è lontana dal poter garantire la perfezione per una quantità indubbiamente
impossibile da controllare. Donde lo « stress » e l’inutilità del mio impegno da volontario, anche
se smisurato.
G. - E allora, che succederà?
S.G.- Io stesso non ne so nulla. Ma è sicuro che mi sono dimesso dal posto di creatore di miracoli.Il
Gruppo Eurologos si sforza di multinazionalizzarsi e di « glocalizzarsi » (è così che dicono)
nell’intento di garantire – come sarebbe logico e ragionevole – una sede completa di redattori,
traduttori, revisori, terminologi, localizzatori, infografici, webmaster, informatici e project
manager. Ma tale idea di disporre di tante sedi quante sono le lingue promesse ai clienti non è
molto seguita dai suoi concorrenti che insistono nel restare quatti quatti nella loro unica sede.
E questo nonostante continuino a proporre ai loro clienti tutte le lingue del mondo!
G. - La « glocalizzazione » (anch’io ho letto questo termine moderno californiano, molto appropriato
e pertinente, ripreso dal Gruppo Eurologos come contrazione tra globalizzazione e
localizzazione) costituisce la soluzione reale, anche per le localizzazioni di software e di siti web
– oltre che, naturalmente, per il printing.Come vedete, uso anch’io questi termini moderni: mi è
bastato leggere i glossari che si possono trovare sui siti web di Littera Graphis e di Eurologos,
la società madre bruxellese.
S.G - Ammetto che la soluzione strategica di questo settore può essere soltanto la
multinazionalizzazione delle imprese, la « glocalizzazione », come dice questa brava gente del
Gruppo Eurologos e della loro filiale Littera Graphis. Tanto più che ho appena scoperto un
ennesimo escamotage di alcune di queste « caselle postali»: è così che vengono chiamate,
nella professione, le agenzie di publishing multilingue monolocalizzate. Queste ultime
affermano che subappaltano le loro pubblicazioni (traduzioni e supporti internet o printing) per la
revisione finale prima della consegna. I clienti si accontentano, o fanno finta di accontentarsi, di
tale soluzione che, in realtà, non lo è veramente.
G. - E perché, vostra Santità? Non è poi saggio fare un controllo finale di qualità prima della
consegna?
S.G.- Non conosco molto la grafica, il lay-out o l’impaginazione, ma è certo che in termini di
testualità, di redazione e di traduzione chi deciderà circa il testo finale dopo questa cosiddetta
revisione subappaltata? Di solito, si tratta di una soluzione annunciata ma non realizzata
realmente poiché – in quanto servizio a parte – è evidente che costa caro ed allunga i termini di
consegna quasi sempre al di là del possibile…
Ma, anche quando viene realizzata tale revisione, non si è in grado di convalidarla poiché i
revisori (soprattutto i revisori, dicono i traduttologi molto esperti in « errori d’ipercorrezione »)
possono sbagliarsi anche loro. Non si può subappaltare il controllo della qualità. Si può
subappaltare tutto, salvo il controllo finale.
G. - Sono molto contento che voi, Santità, abbiate individuato pure tali escamotage. Assomigliano
molto, ad esempio, alla campagna sfolgorante dell’ISO 9000. Molti studi grafici e di creazione
di siti web utilizzano, allo stesso modo, l’ottenimento dell’ISO che non riguarda né la qualità
linguistica né la qualità grafica o quella del confezionamento finale e della rilegatura. Ci si
domanda se i clienti non vogliano, di pura volontà loro, essere ingannati…
La conversazione tra Gutenberg e San Gerolamo continua. Abbiamo staccato i microfoni. Come si poteva immaginare, i due grandi personaggi continuano a dialogare appassionatamente e con molta pertinenza, come due professionisti precisi e moderni.
traduttori vi celebrano come loro Patrono, ho voluto incontrarvi di persona per rendervi omaggio.
S.G.- Ho acconsentito alla vostra richiesta, Messer Gutenberg, poiché ho sentito molto parlare di voi –
ormai già da più di 500 anni – e della vostra prodigiosa invenzione, la stampa, che ha permesso
di diffondere, fra l’altro, la mia Vulgata, la Bibbia, nel mondo intero.
G. - Avrei voluto terminarla prima, Vostra Santità, ma la stampa della mia Bibbia “a trentasei righe” si è
dovuta interrompere poiché ho perso il processo che mi opponeva al mio socio committente…
S G.- Non preoccupatevi, mio caro Gutenberg, siete voi ad esser passato ai posteri e non questo Fust di
Magonza (si chiamava esattamente come voi, Johannes, se non erro). È del resto in vostro onore
che gli abitanti di Strasburgo hanno eretto quel monumento con la magnifica fontana vicino alla
loro cattedrale gotica: certamente fra le più belle di Francia e sulla frontiera, con la sua bella pietra
rossa della regione.
G. - Siete troppo buono. Mi avevano detto che nella vostra immensa umanità, che ha fatto di voi un
sapiente della vostra epoca, siete anche molto misericordioso: sono solo un artefice che ha
lavorato tutta la vita per inventare una macchina da stampa, dei caratteri in metallo e dell’inchiostro
che permette di stampare anche il retro delle pagine.
S.G.- Sapete, Signore, spesso la storia è fatta da inventori e professionisti che lavorano umilmente nel
grigiore di innumerevoli giornate: le loro attività apportano un autentico valore aggiunto al Creato.
G. - Questo mi riscalda il cuore, Santità. Prima di incontrarvi, ho consultato le vostre opere che mi
hanno sbalordito per cultura e vastità. Tutti i grandi traduttologi fanno riferimento a voi (vengono
chiamati così, oggigiorno in cui Internet e multilinguismo dominano questa era della
comunicazione): il vostro titolo di Dottore della Chiesa non è certo usurpato.
S.G.- A dire il vero, la cosa che mi ha fatto più piacere in quest’epoca, negli anni 2000, è stata la
pubblicazione della Bibbia, annunciata anche da “Le Soir” di Bruxelles, nella
duemilaquattrocentotreesima lingua. Potrei dire che non riesco a crederci: 2.403 lingue in cui la
Parola di Dio è trasmessa agli uomini della Terra… È grazie a voi, Messer Gutenberg, che ciò è
stato possibile.
G. - Riconosco in voi il gentile interloquire del diplomatico poliglotta che eravate, per almeno tre anni,
al servizio di Papa Damaso, in quasi tutti i paesi allora conosciuti. Potrei anche affermare che è
stato grazie al multilinguismo di quest’epoca, l’era detta della globalizzazione, che si è potuto
tradurre la Bibbia in quasi duemilacinquecento lingue. E Vostra Santità è all’origine di questo
movimento.
S.G.- Non a caso voi, operaio prototipico del XV secolo, siete stato nobilitato dall’Arcivescovo di
Magonza. La vera nobiltà non è ereditaria, ma frutto del talento, del lavoro, dell’opera. Infatti, se ho
accettato quest’incontro, è che in qualche modo, è già avvenuto nelle nostre professioni. In quelle
che i moderni, che noi osserviamo da lassù, hanno chiamato i nuovi mercati della domanda dei
media di comunicazione.
“Chi conosce l’inventore di Internet?”
G. - Vostra Santità ha ben visto: i contenuti ed i contenenti si sono incontrati. Il contenuto della
comunicazione (che è diventato inevitabilmente multilingue) ha incontrato ed ha anche sposato i
suoi supporti, siano essi stampati o online. Le imprese realmente moderne devono produrre sia
testi multilingui che supporti di stampa (il pre-press), d’Internet (i siti web) o di lettura (i CD ed i
DVD).
S.G.- In effetti, avrei voluto incontrare anche altre persone. Coloro che sono alla base dell’informatica e
della telematica moderne (le Tecnologie dell’Informazione), come voi nel Rinascimento per la
stampa, Messer Gutenberg. Ciò che mi sembra assai strano è che questi uomini non siano molto
conosciuti attualmente. Chi conosce l’inventore di Internet?Oggi diremmo che esiste una
multipaternità sia dei contenuti che dei loro supporti informatici.
G. - Esattamente, vostra Santità. Oggigiorno sono le imprese ad aver sintetizzato questa maestrìa.
Viene chiamata know-how, savoir-faire. Spesso si tratta di nuove imprese che hanno integrato
nelle proprie attività diversi tipi di produzione che, prima, erano ben separati, spesso primitivi
(come si suol dire oggi).
S.G.- Sono giunto a scoprire quest’impresa che conoscete anche voi, mio caro Gutenberg, stando a
quello che ho visto. Nel vostro invito, menzionate il suo sito web. Ma io la conosco già da tempo
per un altro motivo: oltre a parlare molto frequentemente di me e delle mie opere nei suoi libri, ha
introdotto un nuovo discorso grazie al quale potrei affaticarmi molto meno…
G. - Voi, San Gerolamo, affaticato? Credevo che dopo il vostro ritiro in “convento” in Palestina – verso
la fine del quarto secolo, non vorrei sbagliarmi – avevate completamente dimenticato il termine
che i moderni chiamano « stress ».
S.G.- In realtà, sono « stressato » da appena una buona trentina d’anni. Da quando la traduzione detta
« pragmatica », quella riguardante il settore commerciale, tecnico e pubblicitario è diventata
un’attività specializzata e apprezzata. Prima le traduzioni erano fondamentalmente letterarie o
poetiche, a volte militari o, di rado, economiche. Un’attività veramente marginale e « riposante ».
La comunicazione intensa e multilingue della globalizzazione e di Internet non ha certo migliorato
le cose.
G. - Ma perché quest’incremento considerevole della comunicazione visiva e multilingue avrebbe
comportato un sovraffaticamento della vostra Persona? Ed in cosa il Gruppo Eurologos e la sua
filiale infografica Littera Graphis, avrebbero permesso di ridurre il vostro « stress »?
S.G.- Il discorso del Gruppo Eurologos, e della sua filiale per la localizzazione di siti web e di
pubblicazioni a stampa, è molto semplice e pertinente. Come può un’agenzia di traduzione e di
grafica consegnare ai suoi clienti pubblicazioni multilingui garantendone la qualità se dispone di
un’unica sede monolocalizzata in un solo paese? La risposta è molto semplice: « Impossibile ».
« Mi ricordo del periodo in cui
abitavo a Starsburgo
quando il francese s’imbrogliava
con il mio tedesco… »
abitavo a Starsburgo
quando il francese s’imbrogliava
con il mio tedesco… »
G. - Comincio a capire, ma non ne sono completamente sicuro.
S.G.- È risaputo da sempre, ma ancora di più in quest’epoca in cui il multilinguismo della
comunicazione è diventato endemico: una lingua di qualità può essere prodotta solo se vengono
garantite due precondizioni. Primo, deve essere scritta da un redattore – di qualità, va da sé (un
traduttore professionista, ad esempio) – che lavori unicamente verso la sua lingua madre.
Secondo, tale redattore deve vivere nel paese della lingua in questione nell’intento di evitare
qualsiasi problema d’interferenza lessicale, fraseologica o concettuale con la lingua straniera
abitualmente usata, se egli è emigrato.
G. - Essendo al contempo tipografo e grafico, lo intuivo. Mi ricordo del periodo in cui abitavo a
Strasburgo, quando il francese s’imbrogliava con il mio tedesco, quello molto dialettale, parlato
nella città del mio esilio sul Reno. Chiunque, d’altronde, potrebbe capirlo.
S.G.- Va da sé, come dite voi: inutile interpellare i traduttologi e far riferimento ai loro vasti studi da più
di una cinquantina d’anni. Ma la realtà è completamente diversa: poiché la quasi totalità di questi
uffici di traduzione e di pubblicazione situati nel modo intero dispone di una sola sede di
localizzazione (praticamente sono sempre mololocalizzati in un solo paese o in una sola lingua),
la qualità linguistica non potrà mai essere realmente garantita. Tali uffici (che costituiscono più
del 99% del totale) non possono controllare e convalidare i testi che ricevono da parte dei loro
freelance o dai loro concorrenti: sono tecnicamente analfabeti.
G. - Avevo notato che anche i miei grafici o infografici (come vengono ora chiamati) hanno tendenza a
fare errori grafici in quanto non sanno leggere i testi (multilingui) che impaginano. Tuttavia,
questa storia dello « stress » mi sfugge ancora.
S.G.- La tesi del Gruppo Eurologos e di Littera Graphis è molto semplice e logica. Poiché tali uffici di
traduzione sono nell’impossibilità di garantire ai loro clienti la buona qualità delle traduzioni o
dei testi multilingui (salvo naturalmente le lingue, due o tre al massimo, parlate veramente nei
loro paesi di residenza), devono richiedere fatalmente il mio intervento trascendente presso i
freelance e gli uffici di traduzione concorrenti allo scopo di preservarli miracolosamente
dall’errore. Compresi gli errori grafici – soprattutto quelli qualificati di « refuso » – ai quali voi
alludete.
« La glocalizzazione
costituisce la reale soluzione,
anche per la localizzazione
di software e di siti web »
costituisce la reale soluzione,
anche per la localizzazione
di software e di siti web »
G. - Per fortuna, se mi è concesso dirlo, che non mi hanno fatto santo, io, un semplice peccatore
essenzialmente. Altrimenti, anch’io avrei dovuto esaudire tali preghiere di superstizione
religiosa, troppo volgarmente interessate, per evitare i refusi e tutti gli errori grafici…
S.G.- Sebbene Patrono della traduzione, tema sul quale ho scritto parecchi appunti che oggi
qualificheremmo, come dite voi, di traduttologia, la mia passione per la correzione ortosintattica
e semantica è lontana dal poter garantire la perfezione per una quantità indubbiamente
impossibile da controllare. Donde lo « stress » e l’inutilità del mio impegno da volontario, anche
se smisurato.
G. - E allora, che succederà?
S.G.- Io stesso non ne so nulla. Ma è sicuro che mi sono dimesso dal posto di creatore di miracoli.Il
Gruppo Eurologos si sforza di multinazionalizzarsi e di « glocalizzarsi » (è così che dicono)
nell’intento di garantire – come sarebbe logico e ragionevole – una sede completa di redattori,
traduttori, revisori, terminologi, localizzatori, infografici, webmaster, informatici e project
manager. Ma tale idea di disporre di tante sedi quante sono le lingue promesse ai clienti non è
molto seguita dai suoi concorrenti che insistono nel restare quatti quatti nella loro unica sede.
E questo nonostante continuino a proporre ai loro clienti tutte le lingue del mondo!
G. - La « glocalizzazione » (anch’io ho letto questo termine moderno californiano, molto appropriato
e pertinente, ripreso dal Gruppo Eurologos come contrazione tra globalizzazione e
localizzazione) costituisce la soluzione reale, anche per le localizzazioni di software e di siti web
– oltre che, naturalmente, per il printing.Come vedete, uso anch’io questi termini moderni: mi è
bastato leggere i glossari che si possono trovare sui siti web di Littera Graphis e di Eurologos,
la società madre bruxellese.
S.G - Ammetto che la soluzione strategica di questo settore può essere soltanto la
multinazionalizzazione delle imprese, la « glocalizzazione », come dice questa brava gente del
Gruppo Eurologos e della loro filiale Littera Graphis. Tanto più che ho appena scoperto un
ennesimo escamotage di alcune di queste « caselle postali»: è così che vengono chiamate,
nella professione, le agenzie di publishing multilingue monolocalizzate. Queste ultime
affermano che subappaltano le loro pubblicazioni (traduzioni e supporti internet o printing) per la
revisione finale prima della consegna. I clienti si accontentano, o fanno finta di accontentarsi, di
tale soluzione che, in realtà, non lo è veramente.
« Tali escamotage assomigliano
alle campagne pubblicitarie e
sfolgoranti dell’ISO 9000 »
alle campagne pubblicitarie e
sfolgoranti dell’ISO 9000 »
G. - E perché, vostra Santità? Non è poi saggio fare un controllo finale di qualità prima della
consegna?
S.G.- Non conosco molto la grafica, il lay-out o l’impaginazione, ma è certo che in termini di
testualità, di redazione e di traduzione chi deciderà circa il testo finale dopo questa cosiddetta
revisione subappaltata? Di solito, si tratta di una soluzione annunciata ma non realizzata
realmente poiché – in quanto servizio a parte – è evidente che costa caro ed allunga i termini di
consegna quasi sempre al di là del possibile…
Ma, anche quando viene realizzata tale revisione, non si è in grado di convalidarla poiché i
revisori (soprattutto i revisori, dicono i traduttologi molto esperti in « errori d’ipercorrezione »)
possono sbagliarsi anche loro. Non si può subappaltare il controllo della qualità. Si può
subappaltare tutto, salvo il controllo finale.
G. - Sono molto contento che voi, Santità, abbiate individuato pure tali escamotage. Assomigliano
molto, ad esempio, alla campagna sfolgorante dell’ISO 9000. Molti studi grafici e di creazione
di siti web utilizzano, allo stesso modo, l’ottenimento dell’ISO che non riguarda né la qualità
linguistica né la qualità grafica o quella del confezionamento finale e della rilegatura. Ci si
domanda se i clienti non vogliano, di pura volontà loro, essere ingannati…
La conversazione tra Gutenberg e San Gerolamo continua. Abbiamo staccato i microfoni. Come si poteva immaginare, i due grandi personaggi continuano a dialogare appassionatamente e con molta pertinenza, come due professionisti precisi e moderni.
Fra Nico Ornato